Seleziona una pagina

Romantici a Milano

Mamma, che ne dici di un romantico a Milano

Che sia vanità, o un punto d’esistenza, di certo apre questioni, specie ai romantici, specie ai milanesi. Non in quanto milanesi naturalmente, anche perché i veri milanesi sostengono di non esistere più, un po’ come i veri romantici. Ma per un’idea di milanesità e di romanticismo che in astratto riguarda le vite di tutti. In forme, modi ed esiti unici e diversi. Talvolta palesi e manifesti, altrove nascosti e misteriosi. 

Milano, tutti ormai la raccontano, nelle sue vesti d’ambizione e spietatezza. La città asettica, veloce ed efficiente, produttiva e di design, la Mecca per chi cerca il successo, Guantanamo per chi aspira alla libertà. È un corpo strano, Milano, che si ama e si odia, da cui tutti almeno una volta hanno detto di voler fuggire per poi non staccarsi mai davvero. Lo è oggi come lo era in passato, o almeno lo era per Francesco Bianconi, penna e voce dei Baustelle, quando dopo essersi trasferito per lavoro e averne respirato il carattere scriveva il suo canto romantico milanese. C’erano la solitudine e l’estetica, il suo spaesamento, i gesti e i dettagli che fuggivano allo sguardo e al controllo. C’era l’amore, l’odio, ancora l’amore. Amore, amore, odio, amore, poi bellezza e bruttezza, confusione. L’ingenuità e l’innocenza, con cui chiedere a una madre come comportarsi, come far schiudere un fiore bohème in mezzo alla folla di palazzi monocromatici. Forse, l’unico modo è morire, arriva a pensare, perché fuggire per l’appunto non si può, non c’è modo di scappare. 

No, non c’è modo. Perché Milano a vedere bene non è solo una città. È uno stato d’animo, o meglio, uno stato dell’essere sociale. Quello spazio che attraversa la retorica della vita veloce e scavalca la retorica della vita lenta. Una condizione in cui ognuno può ritrovarsi e che ognuno può creare. Milano è Milano ed esiste fuori da Milano, in ogni spazio alienante, che soffoca e acceca, con le sue luci e le sue logiche di linee sinuose e lancette impazzite. Siamo a Milano tutte le volte che affondiamo nel lavoro e fatichiamo nelle relazioni, che rincorriamo il tempo perché l’attesa ci sovrasta, che vibriamo di tensione e aspettativa. E insieme, nel mezzo di questa frenesia, siamo anche romantici, tutte le volte in cui sentiamo, oltre la marea, in pochi, minuscoli frammenti di noi, il senso di uno scontro gentile. 

Sì, è così. Essere romantici oggi non può essere rassicurante. Alle favole non credono più neanche i bambini, di certo alle promesse non credono gli adulti. Ma ci sono ancora dei momenti in cui sentiamo qualcosa di fragile. Una piccola malinconia, un sorriso, un desiderio leggero, qualcosa sulla pelle. Gesti, attimi, in cui trovare un senso, mentre intorno la città sembra volerci distrarre. 

Un romantico scriverà sulle tovaglie dei Navigli. Quanta gioia, quanti giorni, quanti sbagli. 

Il romanticismo non è un abito da indossare, un genere, una corrente, un identikit. È un andamento segreto e ostinato che portiamo con noi ogni giorno. Ed esistono tanti modi di incarnarlo, alcuni personali, altri assoluti. Della maggior parte è impossibile parlare, perché il romanticismo, come il silenzio o la poesia, appena dici di farlo già non lo stai facendo più. Altri invece escono dall’individuo e appartengono all’incontro, ai luoghi e agli stati d’animo. È il bar di ogni venerdì in cui basta un cenno del capo, è il vicolo nascosto con i balconi e i fiori e la luce che taglia a metà il rosso dei muri. È un cinema all’aperto in Porta Ticinese, che appare per qualche settimana, si illumina nella notte e ronza con le zanzare, e poi come la pioggia con il sole, scompare. 

Che ne dici, mamma, che anche questo è essere romantici oggi, custodire qualcosa anche sapendo che scomparirà. Sedersi a fissare un film in silenzio, guardarsi intorno, allo schermo, alle stelle. E poi, alla fine, le luci si alzano. Sarà mattina, tornerà il sole, tutte le immagini scompariranno. Noi con loro. 

I romantici non sono eroi, sono figure lontane, contro la natura delle cose. A volte spaesati, spesso sentimentali, malinconici notturni, persino ridicoli, mentre si muovono in un mondo di grida, musica, moda e locali, con il loro passo lento.

Per questo a Milano, in tutte le Milano, che esistono e che non esistono, i romantici si riconoscono così: da come camminano, dal tempo che perdono, dal modo in cui si guardano, e cercano insieme una luce accesa, nella notte di un cinema all’aperto.

Ho la febbre ma ti porto fuori a bere. Non è niente stai tranquilla è solo il cuore. 

Porta ticinese piove ma c’è il sole.

 

Moth Produzioni

Uno studio di narratori associati non esiste.

Se sai definire cosa sono cinque narratori freelance con p.IVA autonoma, facci sapere, grazie.

Naviga

Seguici