Seleziona una pagina

MONOLOGO PER Le Bambine

Mi ricordo dei tuoi capelli biondi lunghissimi, del tuo vizio di cambiare squadra di calcio ogni stagione, delle nostre avventure sulle grazielle, di quando rubavamo i tappi dalle ruote delle auto, e di tua sorella che ci portava a mangiare il McDonald. Mi ricordo dei tuoi bigliettini a scuola, della promessa di un assist per la partita della domenica, della tua casa così piena di cianfrusaglie comprate su ebay quando ero ancora troppo piccolo per sapere che cosa fosse. Anche di quel bigliettino, perché lo conservo ancora, incollato sulla pagina di un quaderno e la domanda finale: vuoi essere il mio migliore amico?

La risposta era sì, senza equivoci. 

L’unico dubbio è perché il bigliettino sia rimasto in mano a me. Vorrei dire che sono la discarica perfetta della nostalgia, e che tutto quello che più è inutile finisce sempre per rimanermi attaccato. Perché in fondo per due bambini il bigliettino serve per sancire un patto e ha lo stesso valore di un pollice alzato o abbassato. 

L’unico dubbio è che già all’età di sette anni fossi un bambino più triste di te, già aggrappato alle cose con le unghie per paura di perderle per sempre. Ma quando avevo sette anni e fino almeno ai tredici, non mi è mai sfiorato il pensiero che un giorno le nostre strade si sarebbero allontanate così tanto da diventare due parallele. 

Oggi ti vedo passare per strada e mi ricordo dei tuoi capelli biondi lunghissimi, ma sono i miei capelli ad essere molto più lunghi dei tuoi, a calcio non gioca più nessuno dei due, e abbiamo smesso di scrivere bigliettini per dipingere la nostra pelle con i tatuaggi. Tu sei arrivato anche a tatuarti il collo, non mi ha meravigliato, sei sempre stato tra i due il più estroso, dentro e fuori dal campo.

In fondo, penso che il nostro primo amore sia tutto per il nostro primo migliore amico, e quel desiderio di vedersi tutti giorni, dentro e fuori da scuola, da dopo pranzo fino a dopo cena, a esplorare la città vecchia, non torna, quasi mai, durante la crescita. Oggi di mezzo c’è tutto quello che siamo diventati senza dircelo, e le differenze non sono più distanze da colmare, ma limiti oltre i quali non sembriamo capaci di andare.

Ma io mi ricordo dei tuoi capelli lunghissimi, dei giorni passati a calciare il pallone, delle parabole delle tue punizioni perfette, dei nostri primi atti di ribellione, e so con certezza che non sono morte, non sono passate oltre, non sono ingiallite come foglie secche, non si sono staccate dall’albero.

Quelli che si sono staccati dall’albero siamo noi e purtroppo oggi non basterebbe un bigliettino con la domanda: ricominciamo? 

Ma i nostri ricordi, come le nostre infanzie, non moriranno mai. Esistono ancora, da qualche parte sull’albero, in attesa di rievocarle. A volte qualcuno ci scrive un romanzo, ci fa un film magari, o anche solo scrive un monologo che viene letto davanti a un pubblico che non ha idea delle facce che avevamo. 

Loro adesso stanno guardando la mia faccia, ma non mi importa quello che pensano. Forse, l’unica cosa che vorrei sapere è come mi vedi tu oggi e come mi ricordi, quando ci incontriamo per caso in strada e tra di noi c’è poco più di un cenno con la mano.

Dopo averti ascoltato, ti direi che io mi ricordo di quel bigliettino, perché lo conservo ancora, incollato sulla pagina di un quaderno e la domanda finale: vuoi essere il mio migliore amico?

 

 

 

Moth Produzioni

Uno studio di narratori associati non esiste.

Se sai definire cosa sono cinque narratori freelance con p.IVA autonoma, facci sapere, grazie.

Naviga

Seguici