GREGOR SAMSA VIVE A FARGO, NORTH DAKOTA
Faccio fatica a credere che questa sia una storia vera. Che i fatti esposti nella tua lettera siano accaduti davvero. È inspiegabile come tu sia riuscito a percorrere così tanti chilometri guidando quell’auto. L’hai rubata a papà, l’ho capito, ma non è questo il punto.
Tu dovevi morire. Era parte dell’accordo, era scritto così. Tu dovevi morire di solitudine nella tua stanza, perché la nostra famiglia potesse rinascere.
Te l’ho detto tante volte, fratello mio: è dall’alba dei tempi che le cose vanno in questo modo, che qualcuno deve addossarsi la colpa di una famiglia intera. Caino e Abele, Giuda per Cristo, e poi Cristo per l’umanità, da Edipo ad Antigone, Amleto persino.
Nonostante questo, nonostante destini che si scrivono ancora prima di nascere, io penso che si parta tutti uguali. Dalla stessa linea. Poi si comincia, uno schioppo di pistola, e la corsa inizia. Guardi avanti o ti volti indietro. Già c’è qualcuno che allunga e qualcuno che arranca, ma la corsa continua. E la vera meraviglia non sta nei primi né negli ultimi. Ma in chi, all’improvviso, si trasforma.
Pouff, svegliandosi da sogni inquieti….
Non è più quello del giorno prima e non potrà mai tornare a esserlo.
L’hanno chiamata miasma, colpa, peccato, diavolo, male. La conseguenza però è sempre la stessa: una metamorfosi.
È davvero inspiegabile come tu sia riuscito a percorrere così tanti chilometri guidando quell’auto. Hai proseguito nel buio, tra i boschi e la neve, mentre la tua pelle diventava dura. Le tue dita che si facevano artigli come potevano tenere saldo il volante? E se ti avessero fermato a un posto di blocco, con la tua voce che sarebbe uscita solo attraverso suoni incomprensibili? I poliziotti ti avrebbero guardato in faccia e avrebbero gridato per lo schifo, ti avrebbero sparato senza esitare tutto il caricatore in testa, convinti di essere stati catapultati in un film di fantascienza.
Eppure ce l’hai fatta, hai percorso davvero tutti quei chilometri, se nella nostra casa a Praga è arrivata una lettera dall’America che reca la tua firma. Poche parole scritte in stampatello grande: sto bene, mi sono innamorato, lavoro in un concessionario, presto mi sposo, non mi cercate più. E il timbro postale del North Dakota, una data qualsiasi scritta sopra, da un ufficio qualsiasi.
Così ho iniziato a ripensare a tutte quelle storie che ti avevo raccontato. Ho immaginato che Caino invece di pugnalare Abele, se ne fosse partito lontano e avesse trovato una felicità diversa. Ho immaginato che Edipo rifiutasse di lasciare la città di cui era Re. Che alla fine, rimasto solo, osservasse il suo regno senza più nessuno, perché erano morti di peste. Tutti. Tranne lui.
E se tu, Gregor Samsa, non fossi rimasto nella tua stanza a lasciarti morire? Se lo scarafaggio in cui ti sei trasformato avesse trovato un modo per nascondere all’apparenza la sua metamorfosi irreversibile?
Quanti come te, quanti scaraffaggi passeggiano tra di noi ogni giorno, senza che riusciamo a riconoscerli. Metamorfosi nascoste dietro un trucco curato e un abito alla moda, tra borchie e jeans strappati, strette in un completo con la cravatta, senza che nessuno riesca a riconoscerle.
Ho capito che te ne sei andato perché non hai accettato la tua colpa fino al punto da non vederla più. È così che ci si abbandona e ci si lascia morire. Non accade il contrario. Vivere portando con sé una colpa aiuta a continuare a vivere. È il paradosso di questa esistenza. E la tua colpa è quella di tutti noi, della tua famiglia, del tuo intero albero genealogico.
Tu dovevi morire, ma hai deciso di voler continuare a vivere. Per questo sei riuscito a percorrere così tanti chilometri, a stringere il volante e superare i caselli. Sei arrivato fino in America, sei riuscito a innamorarti, lavori in una concessionaria… E adesso? Finirai di scappare. Le persone intorno a te possono credere alla farsa che reciti tutti i giorni, ma verrà il momento -io lo so e per questo provo panico- in cui dovrai fare i conti con la tua metamorfosi.
Ti vedranno per quello che sei. Tutti i fatti di cui parli, gli eventi che racconti e le persone che frequenti, saranno come te fittizi. Sì, Gregor, se ancora così ti fai chiamare, tutti ti vedranno per quello che sei. Uno scarafaggio travestito da umano, fuggito da Praga, fino a Fargo, North Dakota.