Seleziona una pagina

Bob Dylan e gli angeli della desolazione

Esistono angeli che non appartengono alla gloria divina, ma alla desolazione. Angeli che si aggregano in forme di connessione impossibili, che vivono uno stesso paradiso proibito, e credono in legami che vanno al di là della vita e della morte.

È un momento simile alla preghiera quello che avviene durante il tour Rolling Thunder Revenue di Dylan, in cui il cantautore da appuntamento all’amico Allen Ginsberg nel cimitero di Lowell in Massachusset. I due si siedono sul prato, di fronte a una lapide. Con loro solo una chitarra da accordare e dei fogli sporchi di appunti. Le dita di Dylan corrono sulla chitarra, gli occhi di Ginsberg setacciano le scritte, e nascono canti e poesie in onore all’uomo che manca, il cui nome è inciso per sempre su quella lapide: Jack Kerouac.

Jack Kerouac l’elettrico, l’amico del Buddha, il nemico del conformismo. Lo scrittore che ha segnato intere generazioni con il suo romanzo On the Road. Tra i tanti viaggi che lo hanno visto coinvolto, ce n’è uno in particolare che lega Jack Kerouac e Bob Dylan. Fuori dalla finestra, non troppo distante dalla casa dove lo scrittore si è ritirato, divampa un incendio. Il fumo ha già iniziato a nascondere il panorama, forse sta prendendo fuoco il bosco sul monte, o forse è il mondo intero che brucia inesorabile – dipende dagli occhi che si sono affacciati alla finestra.
Dato che quegli occhi appartengono a Jack Kerouac, ne viene fuori un romanzo intitolato Angeli della desolazione. Tempo dopo, Bob Dylan verrà ispirato dal romanzo, per comporre una canzone immortale: Desolation row.

«Ma ve lo dico io, non c’è niente di più brutto delle strade vuote all’alba in una città americana tranne l’essere gettati ai coccodrilli nel Nilo al solo scopo di far sorridere i sacerdoti dei gatti».

Il romanzo di Kerouac, meno celebre di On the road ma altrettanto importante nella formazione della sua poetica, è una narrazione che si compone di più parti legate insieme dal tema centrale della desolazione.
Una desolazione che lo scrittore attraversa viaggiando per le strade d’America, dalle vette della Desolation Peak fino ai vicoli di Città del Messico. Il romanzo si apre proprio con il ritiro da parte di Kerouac sulle montagne, in solitudine, per nove settimane, come osservatore di incendi. Lo scrittore vive con lo stretto necessario, tiene un diario, compone degli haiku e cerca una risposta alla desolazione attraverso pratiche buddiste, nella visione del vuoto simboleggiata dal Monte Hozomeen. Alla fine di questo percorso, il ritorno. Alla città, agli altri componenti della beat generation, e alle abitudini di una vita trascorsa oltrepassando i limiti.

«Tutto andrà per il meglio, la desolazione è desolazione dappertutto e la desolazione è tutto ciò che abbiamo e la desolazione non è poi così male».

La beat generation ripudia i valori tradizionali, le norme imposte da una società conformista, e intende liberarsi anche dalle stesse convenzioni delle forme letterarie. I componenti di questo movimento adottano uno stile innovativo, influenzato dalle filosofie orientali, dalla cultura e dal ritmo jazz. Si battono per cause come il pacifismo e il femminismo ed esercitano un’influenza significativa su altri artisti con forme espressive diverse. Il cantautorato, per esempio, e alcuni autori e alcune canzoni ne sono la manifestazione più pura: Bob Dylan e la sua “Desolation row” sono in cima alla lista.
Il capolavoro di Dylan è infatti il racconto di una strada piena di gente, il luogo della decadenza della civiltà occidentale, dove la decostruzione dei miti permette di scorgere la vita nella sua verità, stravagante e desolata. La narrazione del brano si ispira e al contempo prende distanza dal romanzo di Kerouac, delineando un immaginario narrativo che appartiene interamente alla poetica del cantautore. Quello che Bob Dylan mantiene dell’idea di Kerouac è l’atmosfera di desolazione, l’imminente declino di certe figure e di certi simboli dell’occidente: Cenerentola sembra una ragazza facile, Einstein è travestito da Robin Hood e il Titanic salpa con a bordo Ezra Pound e Thomas Elliott che si battono per il timone.

Adesso la luna è quasi nascosta
e le stelle incominciano a svanire
perfino l’indovina
ha messo via i suoi arnesi
tutti eccetto Caino e Abele
e il gobbo di Notre Dame
tutti fanno l’amore
oppure aspettano la pioggia
il Buon Samaritano si sta vestendo
si prepara per lo spettacolo
andrà al carnevale stasera
nel vicolo della desolazione

I versi di Dylan si prestano a continue interpretazioni, molte delle quali discordanti tra loro: per esempio, alcune traduzioni legano il termine row a “fila”. In questo caso, basandosi sulla presenza di riferimenti alla tortura, il brano viene interpretato come una ballata su alcuni carcerati, partendo proprio dalla somiglianza tra Desolation row e l’espressione Death row, che indica invece il braccio della morte, il luogo adibito al contenimento dei condannati alla pena capitale.

A mezzanotte gli agenti
e la ciurma sovrumana
escono fuori e li radunano tutti
quelli che sanno più di loro
poi li portano nella fabbrica
dove la macchina dell’infarto
viene legata alle loro spalle
e poi il kerosene
viene portato a valle dalle fortezze
da assicuratori che vanno
a controllare che nessuno se la svigni
per il vicolo della desolazione

Un altro modo di esaminare il testo ha a che fare con i suoi protagonisti: tutti i personaggi che vengono menzionati dovrebbero essere guardati e riconosciuti quali angeli del vicolo della desolazione. Se questa interpretazione dovesse rivelarsi corretta, allora il legame con il romanzo di Kerouac sarebbe ancora più consolidato. Gli Angeli della desolazione, che danno il titolo al romanzo, sono prima di tutto i vari Allen Ginsberg, William Burroughs, Neal Cassidy e il resto della compagnia della beat generation, ma anche tutte le persone incontrate durante i viaggi, di cui Kerouac riporta fisionomie e pensieri; persone che nascondo anime incendiarie o incendiate. E tra queste figure ci sarebbe potuto essere anche lo stesso Bob Dylan. Il cantautore conobbe e trascorse del tempo con i membri della beat generation e in particolare divenne amico di Ginsberg, con il quale instaurò un rapporto artistico, con brani e raccolte poetiche nate da riflessioni insieme e dall’incontro tra i rispettivi modi espressivi: il brano Vomit Express nel 1971, la raccolta Primi Blues a metà anni ‘70, i componimenti Cartolina a D. e Leggendo gli scritti di Bob Dylan.

Una volta, Bob Dylan e Allen Ginsberg decidono di recarsi nel cimitero di Lowell in Massachusset. Non lasciano dei fiori, ma dei versi. Perché se vogliono comunicare con l’Angelo che ha dato un nome e raccontato tutti gli altri, quello resta l’unico modo che hanno per capirsi. Quando non è più possibile viaggiare insieme sulla strada, una poesia resta la cosa più simile a una preghiera.
Nel 2016, dopo la controversa assegnazione del Nobel allo stesso Dylan, lo scrittore Lawrence Ferlinghetti rispose alle polemiche affermando che «il Nobel di Dylan è il Nobel a una generazione. Chi è rimasto di noi dovrebbe essere fiero. Bob Dylan è l’unica vera eredità della Beat generation nel XXI secolo». Desolation Row è un’opera che omaggia una generazione di scrittori visionari a cui lui stesso in qualche modo appartiene. Se Dylan ha creato una nuova espressione poetica, non lo ha fatto da solo, perché si porta sempre appresso i consigli dei suoi angeli custodi.

Angeli ribelli a ogni ordine costituito, splendide creature della desolazione.

 

 

Moth Produzioni

Uno studio di narratori associati non esiste.

Se sai definire cosa sono cinque narratori freelance con p.IVA autonoma, facci sapere, grazie.

Naviga

Seguici