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Sabbath Finale

 Da nessuna parte, dove niente è, e tutto diventa, A. del Tempo e A. dello Spazio si parlano. Sono due entità antiche, e devono continuare un discorso iniziato tempo prima, un progetto di cui nemmeno loro conoscono ancora la forma. 

 

A dello Spazio: Allora, che mi dici di questo posto? Non male, vero? Una caverna calda, profonda, accogliente. Il nostro grembo, il grembo del mondo. A ciascuna il proprio, ma a tutte il Suo. 

A del Tempo: Beh, profondo è profondo, non si vede un accidenti. In quanto a caldo e accogliente, direi che le mie vecchie chiappe sono congelate, e ancora non ho potuto riposare queste gambe rinsecchite su un cuscino degno dei miei anni. 

A dello Spazio: Beh, ma te ne stai lì impalata. Devi accendere il fuoco! Una volta fatto vedrai che ti piacerà senz’altro. 

A del Tempo: Guarda che il fuoco era compito tuo.

A dello Spazio: E me ne sono occupata! Vedi lì la legna e tutto il resto? Ma la cosa delle due pietre io non la so fare. 

A del Tempo: Prendi due pietre. Sfregale. A un certo punto faranno delle scintille. Ecco il tuo fuoco.   

A dello Spazio (sottovoce): Si, ma fai fare tutto a me…

A del Tempo:  Che dici?

A dello Spazio: No, dico, che è bello fare da sé, ma in due si fa per tre, no?

A del Tempo:  Certo, e infatti per ‘sto fuoco dobbiamo aspettare un fulmine di Zeus.

A dello Spazio: Oh che ansia. Vado, vado. 

A dello Spazio si mette all’opera. Si sentono suoni di metalli che cadono e pietre che sbattono. 

A del Tempo: Saranno cambiate nel frattempo? 

A dello Spazio (gridando dal buio): Non è passato molto dai. 

A del Tempo: No dico, mi stavo chiedendo se pensano ancora che la scrittura sia qualcosa da fare da sole. Il Sabbath no, il Sabbath è diverso. 

A dello Spazio (sempre gridando): Cosa? 

Si sente un tonfo, qualcosa va in frantumi. 

A dello Spazio: Oh Zeus, i cristalli! 

A del Tempo: Che è successo? 

A dello Spazio(gridando): Niente! Tutto a posto! Quasi fatto.

Passa qualche minuto. A. del Tempo, stanca di aspettare, accende un fiammifero e lo getta sulla pira, ai piedi di un’indaffarata A. dello Spazio. 

A dello Spazio: Ma che…

A del Tempo: Ti ho lasciata provare, sai, in spirito di cooperazione. 

A dello Spazio: Troppo gentile. Allora, che ne dici? 

A del Tempo si guarda intorno e studia l’ambiente, facendo versi di meditazione e bofonchiando critiche. 

A dello Spazio (sottovoce): Fa fare tutto a me e poi puntualmente rifà tutto da sé

A del Tempo:  Che dici?

A dello Spazio: No, dico, quel che ho fatto da me è più bello se ti ci metti anche te. 

A del Tempo:  Sono d’accordo, al momento non va per niente bene. Sul caldo può anche andare, ma sull’accoglienza non ci siamo proprio. Noi vogliamo che si sentano riunite intorno a qualcosa…

A dello Spazio: Per questo ho pensato al fuoco! Cos’è il fuoco se non un altro grembo? Un modo di sentirci vicine, protette, una comunità!

A del Tempo:  Sì, un fuoco. Il loro peggiore ricordo. Il rogo su cui sono morte, ma dimmi te.

A dello Spazio: Beh, ma non sono più da sole. Forse ora, incontrandosi, sentiranno che mentre una scriveva, già parlava con le altre, che ogni cosa accadeva contemporaneamente, che là dove era la prima storia, era anche la seconda, la terza, la decima, e in realtà erano già tutte.  

A del Tempo: Sì, tutto bellissimo. Il fuoco, la caverna, la comunità… il mondo che ruota attorno agli ideali. Tu hai pensato di invitare le nostre streghe a guardare insieme il fuoco dove sono morte? Non voglio distruggere la tua idea, eh… 

A dello Spazio(sottovoce): Quando mai…

A del Tempo: …ma la questione è: prima del fuoco e della catarsi e di tutto il resto, dobbiamo dare a queste donne un motivo per venire! E siccome stiamo in questa dimensione sospesa fatta solo di lettere e pensieri, non possiamo offrire loro tartine, pasticcini e vino. E, non avertene a male eh, ma il motivo non può essere nemmeno il solo riconoscere la potenza di un’appartenenza femminile. Quello possiamo augurarci che lo colgano alla fine, che lo portino via con sé, ognuna nel proprio cuore martoriato. Mica glielo possiamo dire! 

A dello Spazio: Così mi offendi, A. del Tempo. Certo, l’appartenenza femminile non è il solo motivo per cui verranno.

A del Tempo: Brava, siamo d’accordo, a volte succede. Ora, siccome non sono donne facili da convincere, riavvolgiamo il filo. All’inizio, abbiamo detto alle loro anime che potevano riprendere corpo nella scrittura, per una storia soltanto. Il loro sortilegio! E ognuna ci ha raccontato il suo. 

A dello Spazio: Sì, lo sappiamo a memoria ormai. 

A del Tempo: Repetita iuvant, mia cara. Ti fa bene. Ora che hanno finito, dobbiamo dire loro - per convincerle - che devono passare da qui. Altrimenti non possiamo verificare che tutte abbiano restituito il corpo, e loro non possono passare oltre. Capisci che voglio dire?

A dello Spazio: Neanche volendo.

A del Tempo: Che altrimenti avremmo un bel messaggio, ma non una storia! E quelle solo con le storie le convinci. 

A dello Spazio: Ma scusa, quindi tu vorresti dirmi che ancora non sono state convinte? 

A del Tempo: Lo dico da due ore, ma prenditi tutto il tempo che ti serve, mia cara.

A dello Spazio: Eh, però avvertirle era compito tuo!

A del Tempo: …beh, ma… non potevo avvertirle senza prima sapere dove invitarle! 

A dello Spazio: Avevi tutto il tempo del mondo per venire a chiedermelo!

A del Tempo: Ma se questo buco l’hai trovato adesso. E fammi aggiungere che si vede!

A dello Spazio: Oltraggio! Ora te la risolvi da sola questa patata bollente.

A del Tempo: Non potrei chiedere di meglio. Però la mia artrite mi impedisce di scrivere, e il vincolo di Zeus ti impedisce di andartene, quindi, mia cara, procuraci due bei cuscini di piume e siediti! 

A dello Spazio: Sei insostenibile.

A del Tempo: Vorrei vedere te con l’eternità addosso. Su, su, andale!

A dello spazio si allontana e torna con due cuscini. Molto molto lentamente le due prendono posto. 

A del Tempo: Dove eravamo rimaste? 

A dello Spazio: Dimmelo tu. 

A del Tempo: Sù. Riprendi il filo. Sei tu che l’hai fatto cadere.

A dello Spazio (con voce grandiosa): Bisogna passare oltre! Muovere a una forma nuova! Attraversare una volta ancora il fuoco per svestirsi della pelle! Per svestirsi di ogni pelle. Incontrare la forma al di là di tutte le altre forme. Dissolversi nell’aria. Dopo le fiamme e le grida, finalmente la pace. 

A del Tempo: Meraviglioso, molto maturo.

A dello Spazio: A maturare ci pensi fin troppo tu. 

A del Tempo: Dicevo: devono restituire il loro corpo. Tuttavia, questa dimensione è sospesa, qui non si può vedere, toccare, gustare, udire alcunché. Anche noi, io e te, di che cosa siamo fatte? Non possiamo certo dar loro pergamene o cittadinanze dell’etere! 

A dello Spazio: Tic-toc. Tic-toc. Quante domande, quanti dubbi! Il tempo passa anche se tu non lo senti, mia cara. A stare qui a parlare finisce che il fuoco si estingue e rimaniamo tu e io a guardarci nel buio. A me potrebbe pure piacere, ma a te, non lo so. Con tutte le tue piccole nevrosi potresti diventare una minaccia per la mia incolumità! 

A del Tempo (sarcastica): Mia cara, splendida A. dello Spazio. Quanto ti adoro. Davvero, non sai quanto io sia contenta di questo legame indissolubile tra noi. 

A dello Spazio (imitandola): Sì, A. del Tempo! Tutto bellissimo! Però, ora tocca scendere un po’ a terra. Dobbiamo decidere dei punti, altrimenti non creiamo una storia, ma soltanto un ragionamento, e le persone seguono più le storie che i ragionamenti. 

A del Tempo: Ma che simpatica. Come vuoi tu, allora. Punto primo: dobbiamo scrivere loro l’invito. Scrivi, A. dello Spazio. Scrivi che bisogna che restituiscano il corpo di umane che gli è stato temporaneamente concesso.

A dello Spazio No, pensavo di scrivere la ricetta della torta di mele della discordia.

Se non detti io vado a braccio, una cosa tipo: “Cucù, come va? Siamo sempre noi: A di qua e A. di là, nella lettera precedente ci eravamo dimenticate un pezzo. Siamo due vecchie svampite…”

A del Tempo: parla per te.

A dello Spazio: Non che tu sia vecchia eh. Te li porti bene anzi…

A del Tempo: Andiamo avanti per favore. 

A dello Spazio: “...siamo due svampite, ma non così vecchie, perdonateci. Purtroppo però è una clausola da cui non si può scappare. Dunque, dovrete recarvi qui, all’indirizzo...”  

A del Tempo: L’indirizzo era compito tuo. 

A dello Spazio: E infatti è stato trovato, chill.

A dello Tempo: Che? 

A dello Spazio: Lascia stare, roba young. Visto che serviva uno spazio ‘a metà’, un luogo di passaggio, non c’era niente di meglio di una stazione. Però ho optato per quella sciistica, perché era più facile fare un falò.

A del Tempo: Una stazione sciistica…

A dello Spazio: Con un comodo impianto di risalita per passare da una dimensione all’altra. 

A del Tempo: Scusa, ma allora che ci facciamo qui? Tutta sta fatica, la grotta, il fuoco, il grembo, e poi vuoi andare alla stazione sciistica?

A dello Spazio: Questa È la stazione sciistica! Ci siamo sopra. Ho scelto questa caverna solo perché sapevo che le tue ossa vecchie avrebbero patito il freddo. Capisci? Altruismo. E poi, metti caso che piova.

A del Tempo(sospirando): Va bene, grotta presso stazione sciistica, o quello che è. A loro però dobbiamo dare un indirizzo vero. Cosa vuoi scrivergli? “Stazione sciistica, Grotta di pietra”.

A dello Spazio “Caverna delle Ombre, 00”. 

A del Tempo: Un indirizzo vero

A dello Spazio: Verissimo, l’ho aggiunto su Google. 

A del Tempo: Mh, brava, ma speriamo non si perdano per strada. 

A dello Spazio: Potevi fermarti a brava, così, tanto per provare.

A del Tempo: Ora fammi aggiungere ancora qualcosa a questa lettera: 

“Cara scrittrice, 

Se stai leggendo queste righe è perché, ahimè, ci siamo dimenticate un pezzo e sei ancora una Strega. Ti ricordiamo che una volta fatto il sortilegio, devi portare il corpo qui. Alla Caverna delle Ombre, 00. La riconosci perché sembra un grembo, c’è un bel fuoco acceso…

A dello Spazio: …e un impianto di risalita… 

A del Tempo: …e un impianto di risalita. Devi venire perché è assolutamente fondamentale che tu restituisca il corpo. Pena: …”

A dello Spazio: La morte!

A del Tempo: Ma sono già morte! E poi, vogliamo davvero minacciare le nostre streghe? 

A  dello Spazio: Non mi pare il caso, hai visto come sono fatte quelle. 

A del Tempo: Però se non mettiamo un po’ di pepe può essere che si tengono il corpo e non tornano a restituircelo.

A dello Spazio: Semplicemente, gli diciamo quello che da due ore martelli come una campana rotta: “il corpo di ogni strega deve per forza tornare al suo Sabbath affinché lo spirito possa proseguire!”. 

Oppure che se non ce lo riportano quello si decompone e rimangono con un corpo putrefatto e schifoso per sempre. 

A del Tempo: Sì! Ci siamo! Ottima idea.

A dello Spazio: La decomposizione è più nel nostro stile, in effetti. Allora io inizio a creare le pustole, tu pensa all’odore, immaginavo una cosa tipo panni bagnati rimasti nella lavatrice, sai quell’odore umido, un po’ ammuffito…

A del Tempo: La leggenda. Tornare parte del tutto. Non rimanere intrappolate nel limbo delle falene. 

A dello Spazio: Mi stai prendendo in giro? Forse è la demenza, vecchia mia. È sempre stato nella leggenda. Tipo fin dall’inizio. Siete morte, vi diamo un corpo, ci date una storia, ci ridate il corpo, vi diamo la vita eterna, amen. 

A del Tempo: A. DELLO SPAZIO! Bada a come parli, siamo pur sempre rappresentanti dello Spirito. 

A dello Spazio alza le mani in resa.

A del Tempo: Riprendiamo da dove eravamo rimaste.

“Cara scrittrice, 

Se stai leggendo queste righe è perché, ahimè, ci siamo dimenticate un pezzo e sei ancora una Strega. Ti ricordiamo che una volta fatto il sortilegio, devi portare il corpo qui. Alla Caverna delle Ombre, 00. La riconosci perché sembra un grembo e ci sarà un bel fuoco acceso e un impianto di risalita. L’appuntamento è per il giorno in cui l’autunno diventa inverno, che nel mondo corrente risulta essere il 21 di dicembre. 
Ti aspettiamo”.

A dello Spazio: Eccezionale! Abbiamo finito! Andiamo a fare merenda.

A del Tempo: Ma che merenda. Dobbiamo ancora pensare a un sacco di cose. Ad esempio, sarebbe bello studiare una specie di rituale per questo momento. Abbiamo il fuoco, le Streghe, la caverna, le stelle… 

A dello Spazio: Abbiamo due belle, brillanti, affascinanti A. dello Spazio-Tempo.

A del Tempo: Falla finita.

A dello Spazio: Una celebrazione è doverosa, in effetti. Rimandiamo la merenda. 

A del Tempo:  Rispetto a questo, mi domandavo… a che punto siamo del femminile? Cioè come sarà incontrarsi per tutti questi spiriti di donne? 

A dello Spazio: A me pare che non sia un gran momento di connessione tra loro sulla Terra. 

A del Tempo: Quando ci è stato affidato questo compito lo abbiamo sentito come una responsabilità altissima. Un luogo e un tempo in cui le donne si riconoscano sorelle senza essersi mai vissute a vicenda. Ma, ancora fatichiamo a immaginarlo. Perché è così difficile? 

A dello Spazio: Sai, mi costa fatica ammetterlo, ma in queste ore a scambiarci pensieri, io mi sono sentita unita a te. 

A del Tempo: Però io e te non siamo né esseri femminili, né maschili, e nemmeno una terza cosa. 

A dello Spazio: Io e te saremo anche presenze che stanno lì, sul confine, ma non per questo non siamo creature anche noi. 

A del Tempo: Forse a vedere bene la questione non è il femminile, il maschile o quant’altro. Forse non è un gran momento per le connessioni in generale. 

A dello Spazio: No… ma il nostro invito che senso ha allora? Abbiamo incluso solo le nostre streghe. 

A del Tempo: È questo il punto. Forse non basta. 

A dello Spazio: No, ti prego, non dirmi che ora devo mettermi ad allargare lo spazio…

A del Tempo: No, di spazio ce n’è a sufficienza, è il confine che deve aprirsi. Non più una divisione, tra bianco e un nero, tra giusto e sbagliato, tra noi e gli altri. Il nostro confine deve essere una soglia, una linea di contatto, per chiunque sappia accettarla.

A dello Spazio: Basta allargare l’invito allora, rivolgerlo a chiunque abbia il coraggio di affacciarsi su questa soglia, perché ne sente un’appartenenza, sente che la propria natura stia meglio sul confine. 

A del Tempo:  Streghe, donne, uomini, falene, creature lunari tutte, entità di tempo e spazio. 

A dello Spazio: Facciamoli entrare. Che si uniscano a noi, e portino corone di quercia per celebrare il nuovo, il sole, la rinascita, e abbandonare il declino. Che si siedano a tavola e prendano un calice per brindare a queste morti. A queste vite.

A del Tempo: Apparecchiamo allora, anche se non possiamo servire tartine e pasticcini. Per festeggiare il ritorno e la partenza. Ci prenderemo cura di chiunque voglia venire in questo luogo. Tendiamoci la mano e poi mangiamo, beviamo, ridiamo insieme. 

A dello Spazio: Ammazza. Però, è un programma perfetto. Direi che ci siamo! 

A dello Tempo: Ora non ci resta che attendere.

A dello Spazio: Questo è il confine. Senti il vento che si muove? Stanno arrivando.

 

In lontananza si sentono centinaia di passi. 

 

 

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