ARTICOLO PER Birdman
“Nella vita, fai ciò che ti piace”.
Sembra una frase da slogan e probabilmente lo è stata pure, potrebbe avere anche un nucleo edonistico, e ispirare filosofie o teorie di mindfulness. Nella vita reale, in una buona parte dei casi, per non essere pessimisti e dire la maggior parte, è ciò che capita di fare solo dopo la pensione, se arriva la pensione, e se anche arriva non è detto che avremo davvero l’occasione di fare ciò che ci piace.
Chiediamo a Riggan Thompson se nella vita voleva fare il supereroe, o se lo è stato soltanto perché quel personaggio gli ha portato notorietà e successo. In un’epoca dove al grande pubblico sono molto graditi i film sui supereroi, può capitare che un attore diventi tutt’uno con quel personaggio, tanto che sia i fan sia l’attore stesso hanno poi difficoltà a staccarsene.
Nelle settimane che precedono l’uscita del prossimo Avengers che vedrà il ritorno di Robert Downey Jr nelle vesti di un nuovo personaggio, dopo aver interpretato Iron Man per intere saghe, il film di Inarritu è un ottimo caleidoscopio emotivo per capire effettivamente questo rapporto del pubblico, dell’attore, e del personaggio e questa difficoltà, che tutti e tre condividono, a staccarsi reciprocamente.
La situazione iniziale è così tracciata: Riggan Thompson non vuole più essere Birdman, il suo alter ego super appunto. Come se Hugh Jackman non volesse più essere Wolverine. Solo che a quanto pare non basta smettere di firmare contratti o recitare quella parte in scena. Il personaggio esiste al di fuori dello schermo, è una presenza che aleggia nella vita di Riggan, deciso per una volta (forse) a fare ciò che gli piace davvero: dirigere e recitare un suo personale adattamento del racconto di Raymond Carver, dal titolo “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”.
Il titolo sembra un’altra declinazione della frase con cui abbiamo cominciato, insomma, cosa c’è che ci piace di più di ciò che amiamo? Ma è vero, o è solo un’apparenza? In ciò riesce Birdman: con la pazienza di lavorare nelle zone grigie, tra i caratteri come tra i generi, tratteggia il conflitto di un uomo che si sforza di farsi piacere ciò che crede che gli porterà un’altra forma di successo, un altro tipo di riconoscimento e l’amore del grande pubblico di Broadway, a quanto pare più impegnato e più rilevante di chi guarda film sui supereroi. Seh…
Di sicuro Riggan ha difficoltà a distinguere l’approvazione degli altri dall’amore per gli altri, e così ha anche difficoltà ad ammettere a se stesso che forse, ancora una volta, non sta facendo quello che gli piace, ma ciò che pensa potrebbe piacere agli altri. Ecco spiegato il motivo per cui Birdman non scompare. Per ricordargli che nella vita bisogna davvero fare ciò che ci piace, sennò si rischia di fare la fine delle falene oggi o di chi si iscrive a corsi farlocchi di mindfulness. Scambiare la luce di un lampione per la luna, avvicinarsi tanto da scottarsi e disfarsi in un falso abbraccio di calore.
Il vero superpotere per resistere alle forze contrarie di quest’epoca controversa sembra questo, di non farci piacere nulla di più di ciò che amiamo.