AMERICAN BEAUTY – Come un sacchetto di plastica che danza nell’aria
Si può essere aerei come le cose più leggere del mondo. Come un sacchetto di plastica, di quelli della spesa, che si riempiono d’aria e fluttuano in un turbine di vento. Che sia intrappolato o libero di muoversi, questa scelta spetta solo a chi si affaccia per guardare.
Ma chi è che guarda in American Beauty? Un uomo già morto. Attraverso lo stratagemma della voce narrante che guida gli spettatori all’interno della storia, il regista Sam Mendes rende il protagonista Lester Burnham – a cui Kevin Spacey presta corpo e recitazione – uno sguardo dal cielo, che viene dall’alto e torna indietro, per ripercorrere le ultime settimane della propria vita. In quelle settimane, infatti, non si è solo conclusa la sua esistenza terrena, si è anche compiuta la sua metamorfosi. L’immagine che aveva costruito di sé in tutta la vita, quella del buon padre di famiglia americano, che rispetta l’etichetta borghese, i dogmi e il ruolo che la società ha scelto per lui, è sparita. Al suo posto, c’è un uomo libero, o almeno convinto di esserlo. Libero di fare quello che gli pare, dalle convenzioni, dalla morale, dal lavoro e dalla famiglia, libero persino di essere imperfetto e irresponsabile, addirittura abietto.
Libero quindi anche di innamorarsi di un’adolescente, Angela, una specie di ninfetta, una sua musa, una Lolita alla Nabokov, grazie alla quale immagina di poter riavvolgere il tempo e recuperare la giovinezza perduta
Eppure Lester non è l’unico a guardare in American Beauty. C’è un altro sguardo, esterno e neutrale, che si trasporta nella ripresa vintage della handycam di Ricky Fitts, il ragazzo che vive nella casa accanto. L’obiettivo della sua camera proietta il nostro sguardo, di una pasta diversa rispetto alle macchine da presa cinematografiche professionali. Uno sguardo amatoriale, mosso, dall’inquadratura imperfetta. Una visione sporca, e proprio per questo capace di catturare quei dettagli della bellezza che sfuggono a ogni altro punto di vista ordinato. E che solo in una grana grezza si possono svelare. Come le cose più leggere del mondo. Come un sacchetto di plastica, di quelli della spesa, che fluttuano in un turbine di vento. È proprio lì, la prova di una bellezza insignificante e smisurata. In balia del vento, e insieme libera di seguirlo.
Ma un uomo non è un sacchetto di plastica, e forse per Lester Burnham non è neanche una questione di trovarsi libero o intrappolato. Forse la libertà assoluta di un uomo corrisponde sempre a una caduta rovinosa, come quella di Icaro che aspira a volare troppo vicino al sole. Icaro, tuttavia, è un figlio. Il suo volo è un atto di ribellione contro un padre, Dedalo, che gli ha costruito le ali e gli ha tracciato un limite preciso, un’altezza da non superare. Icaro cade per mettere alla prova la regola, perché è nell’età in cui si va contro l’imposizione, contro l’autorità. E la sua è la caduta di chi si scopre mortale nel momento esatto in cui, per la prima volta, assapora l’ebbrezza della propria libertà .
Lester Burnham, invece, è un padre. O meglio: lo è biologicamente, anagraficamente, ma ha smesso da tempo di volerlo essere nel senso pieno del ruolo – quello che il lavoro, la società, la moglie Carolyn, lui stesso gli hanno cucito sulla pelle. E la rivoluzione comincia proprio da un paradossale ribaltamento, quando trova, nel ragazzo della porta accanto, una specie di nuovo figlio che può prendere a modello a cui aggrapparsi. Ricky Fitts è qualcuno che invece di trattenerlo, lo spinge a volare più in alto; gli offre la marijuana, lo sguardo indifferente al giudizio altrui, soprattutto l’idea che ci si possa sottrarre alle regole senza sentirsi in colpa.
È attraverso Ricky, insomma, che Lester scopre di poter tornare a essere Icaro. Il figlio ribelle che non ha mai smesso di essere e che ora può finalmente permettersi di interpretare. Il lavoro al fast food, i pesi in garage, gli spinelli, l’ossessione per Angela. Ogni gesto è un atto di ribellione a quell’identità in cui è stato imprigionato. Non c’è più un’altezza prestabilita, nessun limite che non possa essere oltrepassato.
Il limite, se arriva, deve trovarlo da solo. E forse lo trova solo all’ultimo istante, davanti al corpo nudo e giovane di Angela.
L’innocenza, l’inesperienza della ragazza, un’immagine erotica che si incrina, e smette di essere fantasia, e torna a mostrarsi per quello che è. Un’illusione, una ragazza fragile. E in quel momento il volo si interrompe e lo riporta a terra.
L’assoluzione e la caduta, uno sguardo dall’alto, lo sguardo di un morto, che comprende che quella libertà ossessiva non si sarebbe mai placata volando fino al sole. Era sempre stata a terra. Sua moglie, sua figlia, il proprio passato, le cose insignificanti e leggere del mondo, che passano davanti agli occhi e volano via. Come un sacchetto di plastica che danza nell’aria.