LETTERA A WONG KAR-WAY
Buonasera, questa è una lettera aperta a Wong Kar-wai, che forse non leggerà mai, e allora possiamo leggerla noi adesso, perché il tempismo è fatto di occasioni e di occasioni come questa non ce ne sono poi tante nella vita.
Caro Wong Kar-wai,
ti scrivo una lettera perché non so cosa sarebbe la mia vita se non ti avessi conosciuto.
I tuoi film mi hanno insegnato cose sulle relazioni che non ero stato capace di ricavare da solo, dalla mia esperienza. Sono diventati il luogo sicuro a cui torno, perché mi raccontano quanto sia bello, ma anche complesso, semplice e difficile, certamente irripetibile, l’incontro tra gli esseri umani.
L’amore, sì, qualcuno lo chiama anche così.
Ci sono situazioni che sembrano accomunarci tutti. Ci piace una persona, cerchiamo le sue attenzioni. E magari, all’inizio, sembriamo anche trovarle. Pensiamo magari di essere ricambiati. L’atmosfera è sempre più bella quando ci incontriamo con la persona che desideriamo, e quell’intesa brilla più della luna. Ma poi, all’improvviso, succede che quella persona si ritrae, e porta via con sé ogni cosa, l’atmosfera, l’intesa.
Tutto scompare.
Naturalmente ci risponde che non si sente pronta, oppure scopriamo che ha un piede in un’altra storia. Oppure, ed è la cosa più misteriosa, la sera dopo essere stata bene con noi, ha avuto un pensiero, o ha fatto un incontro, e tutto è cambiato un’altra volta.
Caro Wong Kar-wai, sai, ho passato un sacco di tempo a chiedermi: perché succede. E ancora di più: che cosa ho sbagliato?
Beh, penso che tu mi abbia già dato una risposta tante volte. Mi hai insegnato che in amore la cosa che conta di più è il tempismo. Forse non è una consolazione, ma una chiave di lettura.
Pensiamo sia sempre una questione di aspettare il momento giusto. No. È farsi trovare pronti quando arriva. È riuscire a sincronizzarsi con l’altro, a trovare un ritmo condiviso, altrimenti tutta la potenza, tutta quella magia, si esaurisce, e svela il trucco.
Come un ballo a due sulle note della stessa canzone, ma sfasato di un battito. Come due orologi che segnano ore diverse: quando per te è giorno, per me è sera. Quando tu eri innamorato, io non c’ero; quando io ero pronto a innamorarmi, tu te n’eri già andato.
Vedi Wong, è un pensiero che fa male, ma anche un pensiero che libera. Perché significa che non è sempre colpa nostra. A volte si incontrano le persone giuste nel momento sbagliato. A volte desideriamo troppo, ci accendiamo in fretta, e finiamo per bruciare ciò che stava solo iniziando a scaldarsi. Ci muoviamo con l’urgenza di chi teme di perdere qualcosa, mentre l’altro procede con la calma di chi vuole soltanto sentirla nascere. Così l’armonia si spezza. Uno arde come un incendio, l’altro è ancora un piccolo focolare.
E il ballo si spegne, la musica finisce. Arriva l’ora di tornare a casa.
Il tuo cinema, caro Wong Kar-wai, mi ha mostrato tutto questo. Che il tempismo è fatto di occasioni, che non ce ne sono poi tante nella vita e poi mi ha mostrato in un mondo che corre sempre più veloce la durezza e la poesia delle nostre solitudini. Mi ha raccontato che siamo noi a scegliere come andare avanti: se con la stessa capacità di illuderci, o con il cinismo e la freddezza di chi al mito dell’amore non crede più.
Ma sono certo che i tuoi film abbiano un’ultima cosa da dire. Che, con la giusta predisposizione, mentre il tempo va avanti, il mondo potrebbe ancora sorprenderci.
È ora di andare, Signor Wong