Cime tempestose.
Da Emily Brontë a KateBush
Cime tempestose più che un libro è uno stato d’animo, un’appartenenza. Un’elegante disperazione vittoriana. Un tumulto della passione non contenibile in un solo cuore, e a giudicare dalla storia neanche in due, ma a dire il vero neanche in tre o in quattro.
La lettura di Cime Tempestose conduce a brughiere sì verdi, ma di cui conoscere i ripari.Il maltempo rischia di essere fatale a chi si avventura senza conoscerne le insidie.
È una semplificazione disonesta ridurre Cime tempestose a una storia d’amore. La relazione di Catherine e Heathcliff è divenuta tanto famosa quanto è stata infelice. La sua intensità travalica la carta, ma non è il filo che lega insieme tutte le pagine. E non soltanto perché prima della metà del libro Catherine si sposa con un altro uomo e poi muore, ma perché la loro unione non si consuma in vita, ma nella morte. È un libro di continua relazione con la presenza, che non si tange più nella sua fisicità.
Il vero tema è il rancore che si tramanda di generazione in generazione. Heathcliff è un personaggio cattivo, in tutto e per tutto, e non si redimerà mai, nemmeno in punto di morte. L’unica cosa pura è il suo amore per Cathy. Ed essendo l’unica bellezza nella sua vita, vuole vivere solo di quella, arrivando al punto di lanciarsi volontariamente una maledizione di fronte al corpo morto di Catherine – dicendo una cosa tipo:
che il tuo fantasma mi perseguiti per il resto della vita. Che non mi lasci mai solo. Non voglio essere libero, voglio che tu mi tormenti.
E questo è solo il punto di partenza della sua discesa nell’oscurità. Emily Brontë è maestra nel creare personaggi che siano oscuri e cattivi senza redenzione. La loro miseria non dura soltanto per metà della vita, non hanno momenti epifanici che li portano poi a diventare buoni. Heathcliff è un personaggio deplorevole, dall’inizio del romanzo alla fine.
Inoltre, essendo il romanzo scritto e ambientato nell’800 –forse è brutto da dire – tutti i personaggi muoiono presto e con una progenie abbastanza numerosa.
Quel che di particolare succede, ed è qui che ci si avvicina al cuore, è che ai figli vengono dati i nomi dei genitori. Ma in questa trasmissione non passano soltanto i nomi, passano soprattutto le dinamiche di potere, sottomissione e violenza. Il romanzo prosegue così, con lo stesso racconto che si ripete per un’altra volta. Il lettore non ne rimane annoiato, e qui sta la magia di Brontë, perché si intende che in realtà è l’ordine naturale delle cose. È reale e non anomalo che gli schemi di violenza si tramandino. Non basta morire per porvi fine, ci vuole la volontà e il coraggio. Deve arrivare qualcuno disposto a superare il proprio desiderio di vendetta. Se riesce, permette di rompere la catena che tiene tutti prigionieri. Succede in Cime Tempestose? Si è già detto che Catherine muore, lasciamo uno spiraglio di curiosità a chi abbia ancora il piacere di doverlo leggere.
Cime tempestose nel tempo ha ossessionato molte persone. Una di queste è una diciannovenne inglese, che nel 1978 esce con il suo primo singolo che porta lo stesso nome del romanzo: Wuthering Heights. Dice di averlo scritto in una sola notte ammirando la luna. Lei si chiama Kate Bush e con questa storia ha diversi tratti in comune. Il primo è che si chiama anche lei Catherine, come la protagonista, e il secondo è che è nata il 30 luglio, come Emily Brontë. La canzone è un canto d’usignolo disperato, di stampo sempre vittoriano.
Questa canzone a fine anni 70 la conoscono tutti. E il testo è praticamente pari al libro. Ma la voce di Kate Bush, eterea e allo stesso tempo teatrale, permette una nuova forma di immersione nella storia. La sua interpretazione, un vento che passa dagli acuti, a una fragilità sussurrata, fino alle esplosioni drammatiche dei ritornelli, trasporta l’ascoltatore nelle stesse brughiere di Brontë, spazi sconfinati di foschia e solitudine. Il tormento, la violenza, la vita e la morte, viaggiano nella voce di Kate e nelle parole di Catherine, in una prima persona che sembra contenerle entrambe. Fino al ritornello, in cui dice
Heathcliff, it’s me, I’m CathyI’ve come home, I’m so coldLet me in your window
Wuthering Heights è una canzone che non si sceglie di portare con sé, entra nel cervello e riaffiora a suo piacimento.
Libro e musica sono intrise di questa magia dolce e oscura di cui è difficile liberarsi. Tanto che Michela Murgia nel suo podcast Morgana racconta che Wuthering Heights viene spesso preso un po’ a nume tutelare delle decisioni difficili. Ancora oggi, non sarebbe tanto strano incontrare qualcuno che prenda il libro, metta la mano sulla copertina e lo apra, in cerca di un consiglio dall’aldilà.
Forse dall’altra parte della finestra.